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Cos’è un trauma

Traumatici possono essere definiti tutti quegli eventi in grado di provocare la percezione di una frattura nell’esistenza soggettiva.

Vivere una situazione come traumatica, infatti, significa avere la sensazione che qualcosa nella propria vita cambierà per sempre. Mi riferisco, in particolare, ad avvenimenti isolati come un incidente, una violenza subita, un terremoto, un lutto. Ma potrebbe anche trattarsi di situazioni che si protraggono nel tempo favorendo continue scosse nella continuità esistenziale.

La portata traumatica è determinata sia dall’oggettiva gravità dell’evento che dalla percezione personale di chi lo subisce. Uno stesso accadimento traumatico infatti non ha un unico effetto a livello psichico o somatico, ma può influenzare reazioni che dipendono dalla propria sensibilità soggetta.

Il trauma spesso viene messo in scena con il corpo. Attraverso il manifestarsi di varie problematiche fisiche che coinvolgono l’apparato gastrico, respiratorio o dermatologico, il corpo viene investito dalle emozioni legate al trauma altrimenti non assimilabili a livello psicologico. Può essere inoltre che le proprie forze psichiche vengano utilizzate per attribuire un senso a quello che è accaduto, per trovargli un posto nella propria economia libidica, ovvero nel proprio mondo interno.

Ma il trauma, secondo Lacan, è una manifestazione del reale e in quanto tale sfugge a qualsiasi rappresentazione, irrompe nella vita all’improvviso e non può essere riassorbito in una narrazione di senso. Come poterlo affrontare allora? Nella clinica psicoanalitica la cura passa attraverso la possibilità di nominare questa eccedenza che fuoriesce dal senso della vita. Mettere parole per attraversare il trauma permette di trovare quindi il proprio modo di farne qualcosa senza esserne sopraffatti. È in questo senso che Lacan parla di “sinthomo” inteso come quella capacità creativa e unica di trasformare in senso generativo il proprio dolore.