Nella pratica clinica una delle problematiche che si incontra più frequentemente oggi, spesso celata dietro manifestazioni di sintomi di varia natura, riguarda la mancanza o la perdita di un desiderio nel vivere la propria vita, nel trovare soddisfazione nel proprio modo di stare nel mondo.
Per mancanza di desiderio in questo caso intendo una perdita di progettualità, di senso, di gioia nell’attraversare la propria esistenza. Una certa pienezza del vivere non significa affatto non poter sperimentare momenti o periodi di profondo sconforto e dolore, ma di poter in fondo abitare le proprie fragilità e le avversità prossime al reale facendo affidamento su una scorta indispensabile di desiderio vitale.
Nella vita del soggetto in alcuni casi al desiderio si sostituisce un senso di smarrimento, di impotenza, di calo di motivazione non strettamente collegato ad avvenimenti difficili o traumatici. A volte a questo disagio si accompagnano sintomi poco specifici e che non arrivano mai alla soglia di espressioni di sofferenza invalidanti. Altre volte si sviluppa un parziale disinvestimento dalla propria vita sociale o affettiva. O ancora è un sintomo preciso come una dipendenza o una problematica psicosomatica a rappresentare un campanello d’allarme.
In tutti questi casi è ascoltando i racconti dei pazienti che è possibile rintracciare un elemento che fa da sfondo e che riguarda la difficoltà di poter incidere in modo generativo sulla propria vita, di poter sentire di stare nel mondo in modo soddisfacente, nonostante i traumi, le avversità che inevitabilmente possono accompagnarla.
Questo sottofondo di apparente indolenza, scarsa volontà, di senso di rinuncia, a volte anche scambiata erroneamente per pigrizia, influenza in modo sottile ma pervasivo la quotidianità e può permanere fino a quando, grazie anche all’emergere di un sintomo, non viene messa al centro del discorso della cura.
La terapia in questi casi è in grado di accendere una luce sulle pieghe di questo disagio diffuso e di attivare nel paziente un graduale movimento generativo finalizzato alla ricerca di un proprio modo di abitare con soddisfazione la vita. Sta infatti al terapeuta accompagnare il paziente nell’esplorazione di questo vissuto nonché verso la comprensione delle cause che lo hanno determinato.
Dare voce a questo malessere è un passo fondamentale per aprire alla possibilità di incontrare nuove situazioni che soggettivamente possano riaccendere un desiderio messo a tacere o anestetizzato. Nella relazione terapeutica infatti il paziente non solo condivide ed elabora vissuti dolorosi, ma sperimenta anche modi differenti e più gratificanti di stare nelle relazioni e nel mondo.
